Il libro Lvtvm (Memoriae) - Acquaevento

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Strage s.f. [dal lat. strages, affine a sternĕre «abbattere»].

1.
a. Uccisione violenta di parecchie persone insieme: fare una s.; le s. e le rovine della guerra; l’immane s. provocata a Hiroshima dalla bomba atomica; [...] la s. delle torri gemelle a New York; [...] In partic.: in diritto penale, delitto di strage, il più grave dei delitti contro l’incolumità pubblica, consistente nel compiere coscientemente atti che possono creare pericolo per la vita e l’integrità fisica della collettività e determinare eventualmente la morte di una o più persone (nel qual caso si applica la pena dell’ergastolo); nella pubblicistica politica, strage di stato, atto o insieme di atti terroristici diretti a destabilizzare l’ordine costituito, e in cui si ritiene siano implicati come mandanti o complici organi e personalità dello stato.
(tratto dall'introduzion)
Descrizione
LVTVM (Memoriæ) raccoglie sessantatré poesie dedicate alla strage del Vajont. Lutum in latino significa fango, melma. In senso figurato, vuol dire uomo abbietto, essere miserabile.
L’enorme distesa di fango che occupa la piana di Longarone è una delle immagini più ricorrenti della strage. E proprio da quel fango sembrano essere spuntate come per mistero le bestie umane che si accaniscono come belve sui superstiti e sopravvissuti annientati dal dolore. Il sottotitolo memoriae allude ai ricordi terribili dei momenti successivi all’ecatombe ma anche a quelli dei soprusi e delle angherie a noi temporalmente più vicini.
Prefazione di Aldo Colonnello.

Dettagli
Genere: poesia civile
Data uscita: agosto 2017
Pagine: 192
Formato: 106 x 170 mm
Lingua: Italiano
Parole chiave: poesia, Vajont, strage



LVTVM (Memoriæ)

La sensazione che ho, parlando con l’autore, è che i versi di questa raccolta siano intrisi di dolore autentico e di rabbia. Difficile è sapere esattamente in quale misura siano l’uno e l’altra. Ma poi è davvero necessario stabilirlo? L’emozione e l’empatia che sono emersi dalla nostra chiacchierata e dalla lettura dei versi colpiscono e lasciano un segno indelebile. Per Melis, rievocare con il linguaggio della poesia la strage del Vajont, un episodio che pare esser stato vissuto sulla propria pelle, è soprattutto un pretesto per puntare l’indice contro le malefatte di questi ultimi 54 anni, che hanno come protagonista indiscusso il trionfo dell’interesse economico a danno degli indifesi.
Quanti altri Vajont si sono succeduti in luoghi, con attori e modalità diversissimi ma con un denominatore comune: il sacrificio della vita umana sull’altare del dio denaro? Quanti Vajont ancora ci vedranno nelle vesti di spettatori increduli, indifferenti, commossi o nelle vesti di vittime?
Filippo Melis, da sardo, da poeta, da educatore, con questa sua seconda opera dedicata al Vajont, dopo AQVA (Non ci sarà la morte), prende sempre più posizione e si schiera apertamente dalla parte di chi ancora cerca giustizia e non vendetta, di chi crede che questo episodio devastante del passato possa contribuire non solo ad informare, rendendo testimonianza alla memoria, ma anche a far capire che, come sosteneva Sofocle nell’Antigone (vv. 332-3): «Molte sono le cose straordinarie, ma nulla è più straordinario dell’uomo». E questo, nel bene e nel male.
(tratto dalla Prefazione di Aldo Colonnello)

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