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Presentazione del Prof. M. Sanna (14/02/2015)

Filippo Melis, l'autore del libro che oggi presentiamo, è un amico di vecchia data; condivido con lui vari interessi, tra cui in particolare l'amore per gli studi linguistici, per la cultura classica, per la musica. E visto che parliamo di cultura classica e di musica (che della poesia è inseparabile compagna) vorrei aprire questo modesto contributo ricordando le parole del poeta che più amo, e che della poesia ha dato la più bella definizione: Μουσέων ἐρατὸν δῶρον, l'amabile dono delle Muse. Un dono che rende l'uomo partecipe della divinità.
Filippo, oltre che essere Μουσέων ἐρατὸν δῶρον ἐπιστάμενος è un linguista, che i suoi studi hanno condotto lontano dalla sua terra. Dal 2006 vive in Catalogna, nella città di Girona, dove conduce i suoi studi sui neologismi nella lingua sarda.
La separazione dalla sua terra, la sua condizione di esule di là dal mare, in una terra non lontana eppure remota, nutre il suo profondo, intenso sentimento di nostalgia.
Come Odisseo, lontano dalla sua amata Itaca, il nostro poeta vive un intenso, struggente desiderio di riunirsi alla terra che gli ha dato la vita, alla terra dei suoi affetti, varcando quel mare che gli è ora amico ora ostile, il mare che ora protegge e ora divide, come è d'altronde nel sentimento dei sardi.
Il mare, e l'amore sono i temi fondamentali del libro che presentiamo che, con felice assonanza, si incontrano nel titolo dell'opera.
Mare e amare, Mar y amar. L'opera raccoglie 37 liriche composte fra il 2011 e il 2014, composte in lingua italiana e tradotte nello spagnolo di Castiglia; tranne un'unica lirica, che chiude la silloge, e che l'autore ha voluto comporre in catalano, nella lingua della terra che lo ospita. L'opera si conclude con una raccolta di dieci traduzioni poetiche in italiano e spagnolo di liriche di autori portoghesi e catalani, alcune delle quali vedono per la prima volta la luce in italiano.
Il mare, l'amore sono i due temi portanti dell'opera, affrontati in un contesto di riferimenti classici, in cui incontriamo Omero e Virgilio, e Archiloco e Saffo, e ancora altre voci dell'antichità. Fra tutti questi riferimenti vorrei citare gli echi del poeta che più amo, Archiloco di Paro, a cui Filippo è vicino quando si rivolge al proprio cuore, con un'eco che riporta anche a Omero, e che pure richiama nel descrivere le nuvole plumbee, maestose.
Il mare, dicevo, in tutte le sue declinazioni e manifestazioni. Ora labirinto salato, inestricabile, che fa riecheggiare il ricordo di Teseo, ora atro: oscuro, e minaccioso. Il mare che divide, pieno di insidie e di misteri. Ma un mare che sa essere amorevole e protettivo: il mare antico, che da sempre bacia questa nostra terra. Il mare in cui ci si perde, che sopporta abissi di tristezza. C'è qui tutto il dualismo del mare. Maschio e femmina, fortezza e portatore di pericoli, che amiamo ma di cui non riusciamo a fidarci fino in fondo: perché abbracciandoci ci definisce e definendoci ci limita, ma che può anche portarci via. Il mare nelle sue diverse manifestazioni, nei diversi momenti del giorno e della vita, labirinto ma anche consolatrice.
Il libro si apre con una citazione estremamente significativa: ἐν ἀρχῇ ἦν ὁ λόγος. Le prime parole del Vangelo di Giovanni. In principio era il verbo. Λόγος è parola ed è forza creatrice. Nessun concetto più di questo esprime appieno la natura divina della parola. La forza attraverso cui l'uomo può farsi partecipe della divinità, creando e reinterpretando la realtà, portando alla luce ciò che è dissimulato, svelando ciò che non è evidente agli occhi di tutti. L'uomo che sa far propria questa forza è colui che conosce l'amabile dono delle Muse, il poeta. Proprio da qui vorrei chiedere a Filippo di partire nel presentarci la sua opera: dalla poesia che è espressione del λόγος, sia quando è creazione originale sia quando è un modo per conoscere altrimenti la creazione di altri poeti, la cui voce si unisce alla nostra e con la nostra si fonde, come avviene nella traduzione. E quando è strumento per raccontare la nostra vita, come un viaggio fatto di separazioni e ritorni, di nostalgie e di un amore immutabile.
KARALI, LYCAEO EVCLIDE, PLEIADVM AVLA, XVI KALENDIS MARTIIS, ANNO MMDCCLXVIII A.V.C.
 
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